San Basilio | Come nasce una borgata

San Basilio, Roma. Foto Valerio Muscella

Periferia è un termine indistinto, traditore,  riempito di luoghi comuni. Descrive qualcosa intorno ad un centro,  come se arrivasse un momento nel quale ci si accorge che questo centro è finito, chiuso, oltrepassato.
Borgata è un termine forte, che segnala un’area che da vocabolario è “aggruppamento di edifici suburbani, sviluppatosi come soluzione provvisoria e divenuto insediamento stabile con grossi problemi infrastrutturali e di inserimento nel tessuto urbano”.

Quindi, quando il centro finisce, arriva la periferia e nella periferia ci sono le borgate. Questa evidente progressione di senso tende a definire che chi abita fuori dal centro è fuori, fuori da cosa? Fuori dalla storia, dal potere, dalla bellezza. A San Basilio, ma la sensazione è condivisa da molte borgate, sembra di vivere sospesi nel tempo mentre la città ti cresce intorno, ti ingloba senza farti sentire parte di essa ma elemento estraneo, figlio illegittimo di una metropoli che sa della tua esistenza e che ti mantiene in vita con l’ossigeno al minimo.

Questa è la storia di San Basilio. Dalla costruzione delle prime case, durante il fascismo, poco è cambiato. Neanche l’arrivo della metro B a Rebibbia agli inizi degli anni ’90 sembra aver affrancato questa periferia da mancanze di ogni genere. Ancora nel 2015 piscina, cinema, Asl e poste non risultano pervenute, una deficienza cronica dei servizi più basilari. Costruito durante il fascismo e composto da abitazioni basse e malsane, viene lentamente risanato a partire dagli anni ’50. I caseggiati in materiale autarchico vengono via via demoliti e scompare così la scritta DUCE, composta da alcuni di essi e visibile solo sorvolandoli in aereo.
Le prime case che possono definirsi tali vengono costruite con i fondi del piano Marshall, nasce così il villaggio UNRRA CASAS (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) subito dopo la seconda guerra mondiale. Un luogo surreale, ricco di verde e case basse, piccoli vicoli da paese determinano un’atmosferaancora oggi bloccata nel tempo. A poco a poco, a partire dal ’54, l’Istituto delle Case Popolari inizia la costruzione dei lotti partendo dalla zona ovest sul versante della Tiburtina. Tutta San Basilio è popolare e gli abitanti provengono da diverse parti di Roma, veri e propri deportati moderni, chi dalle baracche di Gordiani e chi da Trastevere,  alcune testimonianze ricordano anche degli esuli dalmati.

San Basilio, Roma. Foto Valerio Muscella

La riflessione che nasce dalla storia del quartiere ci porta a domandarci come sia possibile che un’area di queste dimensioni, venisse costruita a sette chilometri dal Verano e da San Lorenzo, lasciando nel mezzo ettari di campagna, baracche e piccole fabbriche. La Tiburtina è ancora una strada sterrata quando si costruisce San Basilio ma la luce, il gas e l’acqua sono strumenti indispensabili alla vita quotidiana. 

Questi servizi, che per forza di cosa dovevano percorrere tutta la consolare, serviranno poi a chi su quei terreni incolti, che dividono la città dal quartiere, aveva mire speculative? Rimane quindi il dubbio che ci ripromettiamo di approfondire: le borgate sono degli avamposti della speculazione? San Basilio, costruito lontano dal centro, è un figlio di questo genere di operazioni? Il primo e reale dato di fatto è che gli abitanti sono gli inermi soggetti di questo gioco di potere che ieri, come oggi, li blocca in una condizione sospesa, di attesa e di delega, figli di un luogo nato per volontà politiche più che umane e sociali.

Simone Pallotta, Curatore, WALLS

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