Costruire nuove Trame a San Basilio tra interazione e sperimentazione.

TRAME_Trasmissioni di MemoriaIl progetto TRAME – Trasmissioni di Memoria muove dalla volontà di dare voce a un microcosmo di entità materiali e immateriali, localizzato in un angolo della periferia romana. Gli abitanti, i palazzi, le strade, ma anche le idee, le tradizioni e i valori culturali che incarnano l’identità del luogo: un vasto serbatoio di memoria che pur mantenendo una sua peculiare unicità ricorda storie vissute altrove, in luoghi caratterizzati da una simile genesi.

Così TRAME tenta di sollecitare questa narrazione attraverso degli incontri e dei laboratori d’arte rivolti agli abitanti più maturi del quartiere. Loro, unici custodi di storie e aneddoti preziosi, hanno raccontato loro stessi attraverso riflessioni che coinvolgono la realtà che li circonda. Attingendo da questo repertorio con l’intenzione di restituire queste storie all’intera cittadinanza di San Basilio e non, il progetto TRAME si serve così dello sguardo plasmante dell’arte che legge in profondità e intravede, raffigurandola, la straordinarietà del quotidiano.

Cos’è TRAME?

Memoria e cultura, arte e territorio, questi sono i concetti cardine del progetto; l’idea è quella di porre l’accento sulla componente umana, intesa come progressiva (e in ultima analisi, autonoma) riscoperta delle proprie ricchezze, sia a livello individuale che collettivo. Tentando di far allineare il regno del reale con il regno dell’immaginario, abbiamo deciso di disegnare un modello progettuale ad hoc, che fosse munito di nuovi strumenti d’indagine.

Al di là della complessità che generalmente contraddistingue i progetti firmati da WALLS – la cui componente partecipativa presuppone una struttura complessa – in questo caso si è voluto costruire un gruppo di lavoro eterogeneo che condividesse metodi e obiettivi. Mimando la natura dialogica che si pone alla base dell’intervento artistico nel complesso, l’intera struttura è stata concepita come un organo interattivo ma costituito, al suo interno, da una serie di funzioni distinte svolte dalle singole componenti. Mentre i membri di WALLS si sono occupati degli aspetti curatoriali, fungendo da organo di coordinamento e direzione artistica, il gruppo di psicologi NOEO ha mediato l’azione di confronto con gli anziani e ne ha interpretato le espressioni servendosi di modelli scientifici. Gli artisti, servendosi della matrice analitica prodotta, hanno creato, attraverso un fitto scambio con gli anziani, dei manufatti artistici in alcuni casi e progettato performance ed eventi, in altri.

TRAME_Trasmissioni di Memoria

Appare evidente come l’elemento umano, incarnato nel caso specifico dalla forma identitaria dell’anziano, diventa contemporaneamente l’oggetto dell’azione progettuale, in quanto specifico campo d’indagine del lavoro artistico, e soggetto attivo, che prende parte al processo creativo nel momento in cui si realizza. Per queste ragioni, l’apporto del gruppo NOEO che funge da facilitatore del processo, si pone come condizione essenziale. Innescando, gestendo e direzionando la fitta rete di interazioni, l’obiettivo è stato quello di assicurare uno scambio fruttuoso a tutte le componenti in gioco. Grazie all’approccio utilizzato, di tipo scientifico-interpretativo, si è tentato di ricostruire la geografia emozionale del territorio, esaminando ‘la cultura locale’ cristallizzata in due realtà associative del quartiere: il Centro Anziani di via Pergola e il Circolo Bocciofilo Valli di Roma – non in termini riduttivi, ma esemplificativi. Senza questi strumenti metodologici, sarebbe risultato difficile restituire una lettura approfondita della percezione comune, i cui confini indefiniti si formano spesso sulla base di una interpretazione soggettiva e talvolta parziale. Inoltre, l’aver condotto un tipo di operazione analitica ha permesso di rafforzare l’attitudine auto-riflessiva dei singoli attori in merito al proprio operato e ha così svolto un’azione di controllo/contenimento sul raggiungimento degli obiettivi prefissati a livello globale.

Ad ogni modo, sebbene scaturita da esigenze progettuali le cui finalità miravano all’attivazione di processi positivi sul territorio, questa impostazione tendeva ad appesantire la condizione degli artisti: attribuendo esplicitamente una responsabilità sociale all’arte, che la permea intrinsecamente, a livello ideale, ma non sul piano del reale/del fattivo, si rischiava di imporre una condizione di concretezza e di conferire uno status diverso all’intervento artistico. Per lo stesso motivo, la forte propensione ad agire dall’interno di un modello così fortemente strutturato e che introduceva linguaggi e modi di produzione attinenti a discipline diverse rispetto a quelli tipici della produzione artistica rischiava di inibire la spontaneità dell’atto artistico libero da condizionamenti “interni”.

WALLS in questo senso ha agito mediando con le diverse parti, ha cercato di tutelare ‘l’integrità’ della presenza artistica da un’eccessiva compressione, partendo dall’assunto che l’intervento artistico nel suo manifestarsi deve mantenere una sua autonomia, seppur emergendo da un contesto specifico e dialogando con esso. L’azione di WALLS è intervenuta inoltre nella difficoltà di garantire una gestione aperta e orizzontale della pianificazione del progetto, in virtù della natura composita della struttura e della varietà di approcci artistici, assicurandone al tempo stesso la coesione in un’azione unitaria e coerente. Alla fine di questa esperienza, l’impressione che permane è che il variegato scenario umano da un lato e dall’altro dell’azione, sia dalla parte di chi ha proposto questo esperimento, sia dalla parte di chi l’ha accolto, abbia in ultima analisi effettivamente raggiunto una dimensione di scambio reciproco e di espressione corale.

In linea con le intenzioni più profonde del progetto, relative alla (ri)costruzione di legami dei singoli con altri singoli (o gruppi) normalmente distanti e separati, la volontà è stata quella di lasciare che il dialogo e la conseguente narrazione accadesse rispettando i propri tempi e modalità di espressione. Per questo, il progetto TRAME è stato un progetto diverso dagli altri, un progetto diluito nel tempo, costretto a rallentare la frenesia produttiva che spesso s’impone, in conformità con la lentezza che contraddistingue l’anima del quartiere.
Possiamo considerarlo come un’insolita parentesi poetica. Poetica, perché sfiora le tonalità dell’animo nascoste, quasi impercettibili, difficili da cogliere con la sola intenzione comunicativa. Una manifestazione improvvisa, quasi inaspettata, che trasuda dal magma inconscio e, quasi con stupore, si affaccia nel regno del reale.

Così, mentre alcuni frammenti di storie e ricordi prendevano vita, si coloravano e si definivano emergendo da un grezzo blocco monolitico, le assenze e i vuoti si riempivano e le distanze si accorciavano.

Francesca Lacroce, Segreteria di Produzione, WALLS

 

San Basilio | Come nasce una borgata

San Basilio, Roma. Foto Valerio Muscella

Periferia è un termine indistinto, traditore,  riempito di luoghi comuni. Descrive qualcosa intorno ad un centro,  come se arrivasse un momento nel quale ci si accorge che questo centro è finito, chiuso, oltrepassato.
Borgata è un termine forte, che segnala un’area che da vocabolario è “aggruppamento di edifici suburbani, sviluppatosi come soluzione provvisoria e divenuto insediamento stabile con grossi problemi infrastrutturali e di inserimento nel tessuto urbano”.

Quindi, quando il centro finisce, arriva la periferia e nella periferia ci sono le borgate. Questa evidente progressione di senso tende a definire che chi abita fuori dal centro è fuori, fuori da cosa? Fuori dalla storia, dal potere, dalla bellezza. A San Basilio, ma la sensazione è condivisa da molte borgate, sembra di vivere sospesi nel tempo mentre la città ti cresce intorno, ti ingloba senza farti sentire parte di essa ma elemento estraneo, figlio illegittimo di una metropoli che sa della tua esistenza e che ti mantiene in vita con l’ossigeno al minimo.

Questa è la storia di San Basilio. Dalla costruzione delle prime case, durante il fascismo, poco è cambiato. Neanche l’arrivo della metro B a Rebibbia agli inizi degli anni ’90 sembra aver affrancato questa periferia da mancanze di ogni genere. Ancora nel 2015 piscina, cinema, Asl e poste non risultano pervenute, una deficienza cronica dei servizi più basilari. Costruito durante il fascismo e composto da abitazioni basse e malsane, viene lentamente risanato a partire dagli anni ’50. I caseggiati in materiale autarchico vengono via via demoliti e scompare così la scritta DUCE, composta da alcuni di essi e visibile solo sorvolandoli in aereo.
Le prime case che possono definirsi tali vengono costruite con i fondi del piano Marshall, nasce così il villaggio UNRRA CASAS (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) subito dopo la seconda guerra mondiale. Un luogo surreale, ricco di verde e case basse, piccoli vicoli da paese determinano un’atmosferaancora oggi bloccata nel tempo. A poco a poco, a partire dal ’54, l’Istituto delle Case Popolari inizia la costruzione dei lotti partendo dalla zona ovest sul versante della Tiburtina. Tutta San Basilio è popolare e gli abitanti provengono da diverse parti di Roma, veri e propri deportati moderni, chi dalle baracche di Gordiani e chi da Trastevere,  alcune testimonianze ricordano anche degli esuli dalmati.

San Basilio, Roma. Foto Valerio Muscella

La riflessione che nasce dalla storia del quartiere ci porta a domandarci come sia possibile che un’area di queste dimensioni, venisse costruita a sette chilometri dal Verano e da San Lorenzo, lasciando nel mezzo ettari di campagna, baracche e piccole fabbriche. La Tiburtina è ancora una strada sterrata quando si costruisce San Basilio ma la luce, il gas e l’acqua sono strumenti indispensabili alla vita quotidiana. 

Questi servizi, che per forza di cosa dovevano percorrere tutta la consolare, serviranno poi a chi su quei terreni incolti, che dividono la città dal quartiere, aveva mire speculative? Rimane quindi il dubbio che ci ripromettiamo di approfondire: le borgate sono degli avamposti della speculazione? San Basilio, costruito lontano dal centro, è un figlio di questo genere di operazioni? Il primo e reale dato di fatto è che gli abitanti sono gli inermi soggetti di questo gioco di potere che ieri, come oggi, li blocca in una condizione sospesa, di attesa e di delega, figli di un luogo nato per volontà politiche più che umane e sociali.

Simone Pallotta, Curatore, WALLS

Il progetto TRAME | Premesse ed obiettivi

PREMESSE:
Il progetto TRAME – Trasmissioni di Memoria, nasce dalla volontà di non generalizzare, dall’idea che una città, un quartiere, un condominio, non siano entità omogenee racchiudibili in una definizione univoca. TRAME nasce dalla constatazione che una città non è fatta di edifici, strade, parchi, piazze e qualche albero, ma da flussi densi e dinamici che si intrecciano, si influenzano reciprocamente, si scontrano creando una complessità unica ed irripetibile, fatta di vite quotidiane e storie personali. Il territorio (e specialmente i suoi spazi pubblici) non è solo la cornice entro la quale questi elementi si muovono ed interagiscono, ma è parte integrante di questi flussi, che lo modificano e vengono modificati da esso.

Quando il contrasto tra i due sistemi è forte, quando le vite non si identificano con gli spazi in cui sono inserite, nasce il disagio, l’estraneità e l’alienazione. TRAME è un esperimento che tenta di cogliere una piccola parte di questo conflitto e proponendo di superarlo dialetticamente, mettendo insieme i due elementi dell’equazione in una dimensione narrativa, emotiva e personale. In particolare il progetto si confronta con chi questa relazione con gli spazi urbani del proprio quartiere la mantiene da molto tempo: gli anziani. Il territorio in questione è una di quelle porzioni di città considerate “difficili”, San Basilio, periferia storica ad est della Capitale, dalla travagliata storia di marginalità ed isolamento.

COS’È TRAME:
TRAME – Trasmissioni di Memoria è quindi sostanzialmente un dialogo. Un dialogo insolito, ibrido, complesso, in cui gli interlocutori sono molti e parlano lingue diverse, vengono da luoghi, a volte, molto lontani, non si conoscono e si rivelano vicendevolmente esperienze molto personali. Il fulcro attorno al quale si snoda il percorso progettuale è il rapporto tra anziani – memoria – territorio e le storie, i ricordi e le emozioni che questi elementi raccontano interagendo tra loro. Il secondo elemento della narrazione sono gli artisti, quattro nel caso particolare, che operano un percorso lungo di conoscenza, ascolto, interazione e restituzione agli anziani, al territorio ed al pubblico degli elementi raccolti nel proprio viaggio esplorativo in questo quartiere, guidati da chi, per ragioni anagrafiche, sociali e affettive conosce questo luogo meglio di chiunque altro. Il cardine tra questi due mondi potenzialmente distanti è il gruppo di psicologi NOEO, che mette in atto un lavoro continuativo e scientifico di stimolo, ricezione, interpretazione e restituzione degli elementi significativi generati dal processo di scambio, diventando di volta in volta traduttori, moderatori, testimoni ed elementi della narrazione.

L’altro importante attore dello scambio è il territorio stesso: sarà proprio San Basilio ad essere investito del ruolo di divulgatore del progetto. I suoi spazi pubblici ospiteranno le opere degli artisti, proprio nei luoghi che queste opere raccontano e che, quindi, hanno influenzato le vite di cui le opere stesse parlano. Questo percorso genererà, da una parte, un processo identificativo tra il territorio ed i propri abitanti, che vedranno se stessi nelle strade, sui muri e nelle piazze del proprio quartiere, dall’altra, un meccanismo più universale ed empatico di riconoscimento nelle emozioni e nelle vite così rappresentate.

Nell’ultima fase della narrazione, gli anziani, dopo aver partecipato attivamente a tutto il processo creativo, avendone appresi gli strumenti, i metodi, i concetti che lo sostengono alla base, incarneranno il ruolo di guide e disvelatori di questa complessa struttura che sta alla base della realizzazione delle opere. Nessuno meglio di loro, protagonisti, oggetto di indagine e soggetto attivo nella creazione, saprà esporre e condividere con il pubblico ciò che sta dietro le opere. Dunque, nella fase conclusiva del progetto gli anziani stessi diventeranno le guide alle proprie opere lasciate sul territorio, in un ultimo momento di socializzazione e apprendimento, arricchiti negli strumenti di comunicazione, nel bagaglio di linguaggi, nella comprensione del mondo contemporaneo ed inevitabilmente più aperti alla diversità ed alla condivisione. Il percorso è, quindi, ciclico: parte dagli anziani con le loro storie, che vengono trasformate in arte e restituite agli stessi ed al territorio tutto. Gli anziani sono gli oggetti dell’indagine degli psicologi e degli artisti, ma, nell’interazione tra loro e con gli elementi estranei al proprio quotidiano, diventano soggetti attivi nella conoscenza e nella creazione, arrivando ad essere, alla fine, narratori.

OBIETTIVI:
TRAME – Trasmissioni di Memoria ha come obiettivo principale, quindi, quello di creare relazioni insolite e far incontrare mondi apparentemente distanti, perché siano uniti nel dialogo, nella memoria condivisa e nelle emozioni profonde. Questa operazione avviene fondamentalmente attraverso tre azioni:

  • scardinare le abitudini quotidiane di gruppi di anziani piuttosto arroccati nel proprio territorio e poco comunicativi per farli confrontare con degli artisti e degli psicologi;
  • mettere un gruppo di artisti a confronto con una realtà difficile da indagare, a parlare del proprio lavoro con persone molto diverse dal fruitore usuale d’arte contemporanea;
  • porre un gruppo di psicologi clinici come elemento di cardine tra un artista e le proprie fonti di ispirazione, come facilitatore e traduttore

Il secondo obiettivo fondamentale del progetto è la creazione di un’altra relazione marginalizzata: quella identificativa ed affettiva tra i cittadini e gli spazi pubblici del proprio territorio, attraverso un’operazione culturale. Il terzo obiettivo è la promozione di un’anzianità attiva, promuovere una spinta che nasce dalla curiosità verso il mondo in trasformazione e che inevitabilmente si sente sempre più distante da sé, attraverso la consapevolezza di essere portatori di un grande bagaglio di esperienze ed emozioni universali che dovrebbero essere condivise e possono diventare arte, trasformazioni urbane, esempi negativi o positivi, fonti di ispirazione e cambiamento. Il quarto obiettivo è il confronto interno e l’emersione dialettica delle diversità. In una società così chiusa, come quella degli anziani di San Basilio l’introduzione di elementi di diversità è importante, ma anche, e soprattutto, il riconoscimento delle diversità interne e l’accoglimento di queste come elemento di arricchimento reciproco e non come una minaccia allo stato delle cose.

Il progetto TRAME – Trasmissioni di Memoria è un momento di tessitura di relazioni, di storie che si intrecciano e tra loro trasformandosi reciprocamente, il tutto attraverso gli strumenti dell’arte, del racconto, dello scambio di emozioni, che ha come obiettivo ultimo l’identificarsi empaticamente ed attivamente con gli altri e con la città, consapevoli della ricchezza delle proprie differenze.

Simone Gargano, Project Manager, WALLS

Proviamo a costruire nuove Trame

Trame_Trasmissioni di Memoria Ph. Riccardo Rabacchi

Trama = Struttura di un tessuto, intreccio.

Il termine Trame può riferirsi all’industria tessile quanto a quella televisiva e della narrazione, si parla di trame in botanica, utili per classificare, in istologia e perfino nella terminologia sportiva e politica, dove si spezzano “le trame degli avversari”.  In comune rimane la natura stessa della trama, che implica la presenza dell’altro; non esiste trama se non ci sono almeno due elementi.

Nasce su questo presupposto la volontà di chiamare questo nuovo progetto TRAME_Trasmissioni di Memoria, prodotto da CEMEA del Mezzogiorno ONLUS e curato dall’Associazione Culturale WALLS. L’obiettivo è creare nuove trame in un territorio complesso, San Basilio, nella periferia nord-est di Roma, dove quelle preesistenti sono vincolate dalle condizioni di abbandono e produttività criminale del quartiere. L’ordito di questa trama sono gli abitanti di San Basilio, nello specifico il target d’elezione sono gli anziani del quartiere, e il filo trama è la loro memoria, la storia personale e collettiva di ognuno di loro che permetterà, in un dialogo costante con l’arte, di creare nuovi tessuti.

In questo intreccio complesso gli attori insieme agli anziani sono gli artisti – Rub Kandy, BR1, Giulio Bonasera e Valerio Muscella – e il team di psicologi clinici NOEO, accompagnati da WALLS in questo viaggio sperimentale, dove l’anziano è al centro dello sviluppo dell’Invecchiamento Attivo, e il giovane è destinatario e futuro uso fruitore delle nuove trame.

Non sappiamo se sarà una trama larga o stretta, se il tessuto resisterà o sarà impermeabile, ma cercheremo di raccontarvi e creare nuove Trame.