Intervista a Giulio Bonasera | TRAME_Trasmissioni di Memoria

Giulio BonaseraGiulio Bonasera è uno degli artisti selezionati per il progetto Trame_Trasmissioni di Memoria che attraverso l’illustrazione, declinata in progetti tanto editoriali e commerciali quanto sociali, sintetizza concetti e testi in immagini significanti in grado di dialogare con lo spettatore. La sfida che ha affrontato insieme al Centro Anziani di San Basilio è stata raccontare il territorio, la comunità e il loro mutare nel tempo attraverso un sentire collettivo scoperto tramite la memoria collettiva e i racconti personali degli anziani.
Sei un illustratore e hai tenuto in passato workshop per studenti, quali sono state le difficoltà o differenze nel relazionarsi con gli anziani?
GB: Sinceramente non mi sono trovato di fronte a particolari difficoltà. Sebbene avessi a che fare con un tipo di progetto dal carattere decisamente sperimentale, sono riuscito ad intraprendere un percorso personale in maniera abbastanza naturale, in primo luogo grazie alla spontaneità dei partecipanti e, subito dopo, grazie all’aiuto ricevuto da parte di WALLS e degli psicologi NOEO. Ho, però, sicuramente avuto modo di notare alcune differenze sostanziali nell’avvicinarmi a dei partecipanti così diversi dai più canonici ragazzi, con lo scopo di gestire un’attività di laboratorio volta ad instaurare una dinamica di scambio proficuo per tutti, me compreso, andando dalla mia particolare esigenza di trovare, nei loro racconti ed esperienze, degli spunti di riflessione ed espressione, alla loro voglia di partecipare in modalità attiva ad un processo creativo che ponesse alla propria base le loro individualità.
Genericamente tendiamo ad avere con gli anziani un rapporto particolare. Considerandoli come “maestri” in quanto depositari di una serie di nozioni ed esperienze, in generale di una cultura dalla quale attingere per trarne degli insegnamenti, non è stato per me così automatico calarmi nelle vesti dell’insegnante avendo davanti una così insolita, in questo contesto, categoria di persone: inizialmente gran parte del lavoro ha preso forma nel cercare di ritrovare, durante i primi incontri condivisi con gli psicologi NOEO, una dinamica colloquiale che, nei discorsi intrapresi di volta in volta, riuscisse a portare alla luce la capacità degli anziani di considerare le proprie esperienze e percezioni più o meno intime-personali o collettive non solo come delle testimonianze di un passato da ricordare, ma come risorse che potessero essere motore costitutivo di prospettive future e quindi, nel nostro caso, produrre immagini capaci di poter essere significative, non esauribili nella sola ottica di recupero storiografico della memoria urbana di un quartiere-territorio piuttosto che un altro. La più grande differenza tra un giovane ed un’anziano, nei termini specifici del pensare per immagini, è sicuramente riscontrabile proprio nella differenza del punto di vista da cui guarda alla vita: se da un lato si ha una prospettiva propositiva, dall’altro ne consegue una più riflessiva, ordinata. La prima parte del percorso è forse stata principalmente quella di far ritrovare a questi particolarissimi alunni quel senso di propensione verso una prospettiva futuribile della quale, a volte, ci si dimentica con il passare degli anni.
Attraverso l’illustrazione rendi una visione ed interpretazione dettata dalla tua sensibilità. Per il progetto Trame hai dovuto tener conto anche degli input emersi dai focus sugli anziani svolti dagli psicologi NOEO. Come hai vissuto questa interazione?
GB: Il lavoro di NOEO è stato un importantissimo punto di contatto tra i risultati dei nostri incontri, ovvero la moltitudine di storie ed osservazioni scaturite dai colloqui iniziali, e tutta l’attività laboratoriale che ha caratterizzato la seconda parte del nostro percorso. L’iniziale attività di mediazione del confronto con gli anziani e la successiva interpretazione dei dati rilevati in questo contesto, ha infatti prodotto in termini concreti una serie di insiemi concettuali aventi alla base un numero variabile di parole più o meno ricorrenti, condivise e presenti nella maggioranza dei racconti di ciascun partecipante e quindi capaci di delineare una struttura analitica ben precisa del quadro emozionale, più vago ed empirico, che avevamo di fronte. In questo senso l’Analisi Emozionale del Testo, ovvero il metodo di ricerca adottato dagli psicologi ha svolto sul mio lavoro il fondamentale ruolo di scrematura di tutta una serie di ragionamenti possibili in un contesto così complesso quale San Basilio e la sua storia, a favore di altri incentrati necessariamente sulle narrazioni degli anziani. Da qui è nata l’idea condivisa di interpretare e costruire insieme agli anziani una serie di tre immagini incentrate sui temi del passato, del presente e del futuro del quartiere, delle quali sia io che loro potessimo essere gli effettivi autori, ma soprattutto delle quali potessero avere una percezione completa ed esaustiva, allo scopo di creare dei lavori che a loro volta funzionassero da veicoli utili ad amplificare voci, pensieri, racconti e punti di vista spesso e volentieri tenuti nascosti dai ritmi della quotidianità urbana. In questo senso ci è sembrata funzionale l’idea di utilizzare i codici QR, legati idealmente ad un presente proprio delle nuove generazioni, come mezzo grafico di comunicazione pubblica.
Giulio Bonasera

Come sei riuscito a coniugare illustrazione e partecipazione degli anziani?
GB: Devo dire che tutta la seconda parte del progetto, sviluppata in un workshop di quattro giorni ed il successivo lavoro di “interviste” e documentazione, ha preso corpo in modo abbastanza spontaneo; considerando che l’illustrare è un’attività tradizionalmente legata alle parole, intese come il contesto a cui l’opera grafica deve essere in grado di allacciarsi per esserne pienamente partecipe e quindi altrettanto comunicativa, la nostra conseguente attività di laboratorio si è concretizzata in un lavoro di interpretazione grafica di alcune parole, dapprima più generali, e successivamente riprese dal report prodotto da NOEO. Se nell’arco della prima giornata di incontri, gli anziani hanno cominciato a sperimentare su loro stessi la differenza tra il rappresentare su un foglio bianco un oggetto concreto ed un concetto astratto, si sono poi concentrati nei laboratori seguenti su quei determinati termini che nell’arco dei nostri confronti su passato, presente e futuro erano stati usati con maggiore frequenza. Cominciando a “miscelare” più termini abbiamo infine sperimentato tutta una serie di possibili accostamenti di parole che potessero essere significativi e che potessero portare al concepimento di ognuno dei tre lavori, prodotti nelle giornate a disposizione. Questo modo di affrontare le storie di tutti, ci ha permesso di sviluppare dei lavori a più mani dove ognuno si sarebbe potuto riconoscere, e del quale avrebbe potuto dare una propria interpretazione.
Ti eri già confrontato con un contesto complesso come San Basilio? Quale segno speri di lasciare?
GB: Credo che fondamentalmente ogni contesto anche all’apparenza poco articolato abbia una sua più o meno affascinante complessità della quale non se ne coglie la natura fino a che non se ne entra in contatto in modo concreto ed approfondito. Sotto questo aspetto Trame è stato per me, romano e residente in una zona relativamente limitrofa a San Basilio, un’esperienza particolarmente significativa della quale ho avuto modo di sentirmi partecipe sotto vari e molteplici punti di vista. Detto ciò la complessità propria di un territorio così storicamente particolare come quello di San Basilio è un fenomeno non comune che porta con sè, nell’analizzarla, tutta una serie di implicazioni delle quali non si può non tenerne conto. Anche  in questa determinata accezione i lavori sono stati sviluppati volendo cogliere gli aspetti più particolari delle narrazioni, delle riflessioni sul quartiere e delle voci, dalle quali non traspare un desiderio di autorevolezza nei confronti di un vissuto comune, né tantomeno la pretesa di voler essere depositarie di verità assolute, ma che esprimono piuttosto la necessità di confrontarsi, conoscersi e dialogare, non solo tra gli appartenenti ad un contesto piuttosto che un altro, per capire quanto il contributo unico di ogni individuo sia alla base della ricchezza di una cultura comune che possa essere percepita e condivisa da un numero il più possibile ampio di persone.
Giulio Bonasera, Illustratore

Costruire nuove Trame a San Basilio tra interazione e sperimentazione.

TRAME_Trasmissioni di MemoriaIl progetto TRAME – Trasmissioni di Memoria muove dalla volontà di dare voce a un microcosmo di entità materiali e immateriali, localizzato in un angolo della periferia romana. Gli abitanti, i palazzi, le strade, ma anche le idee, le tradizioni e i valori culturali che incarnano l’identità del luogo: un vasto serbatoio di memoria che pur mantenendo una sua peculiare unicità ricorda storie vissute altrove, in luoghi caratterizzati da una simile genesi.

Così TRAME tenta di sollecitare questa narrazione attraverso degli incontri e dei laboratori d’arte rivolti agli abitanti più maturi del quartiere. Loro, unici custodi di storie e aneddoti preziosi, hanno raccontato loro stessi attraverso riflessioni che coinvolgono la realtà che li circonda. Attingendo da questo repertorio con l’intenzione di restituire queste storie all’intera cittadinanza di San Basilio e non, il progetto TRAME si serve così dello sguardo plasmante dell’arte che legge in profondità e intravede, raffigurandola, la straordinarietà del quotidiano.

Cos’è TRAME?

Memoria e cultura, arte e territorio, questi sono i concetti cardine del progetto; l’idea è quella di porre l’accento sulla componente umana, intesa come progressiva (e in ultima analisi, autonoma) riscoperta delle proprie ricchezze, sia a livello individuale che collettivo. Tentando di far allineare il regno del reale con il regno dell’immaginario, abbiamo deciso di disegnare un modello progettuale ad hoc, che fosse munito di nuovi strumenti d’indagine.

Al di là della complessità che generalmente contraddistingue i progetti firmati da WALLS – la cui componente partecipativa presuppone una struttura complessa – in questo caso si è voluto costruire un gruppo di lavoro eterogeneo che condividesse metodi e obiettivi. Mimando la natura dialogica che si pone alla base dell’intervento artistico nel complesso, l’intera struttura è stata concepita come un organo interattivo ma costituito, al suo interno, da una serie di funzioni distinte svolte dalle singole componenti. Mentre i membri di WALLS si sono occupati degli aspetti curatoriali, fungendo da organo di coordinamento e direzione artistica, il gruppo di psicologi NOEO ha mediato l’azione di confronto con gli anziani e ne ha interpretato le espressioni servendosi di modelli scientifici. Gli artisti, servendosi della matrice analitica prodotta, hanno creato, attraverso un fitto scambio con gli anziani, dei manufatti artistici in alcuni casi e progettato performance ed eventi, in altri.

TRAME_Trasmissioni di Memoria

Appare evidente come l’elemento umano, incarnato nel caso specifico dalla forma identitaria dell’anziano, diventa contemporaneamente l’oggetto dell’azione progettuale, in quanto specifico campo d’indagine del lavoro artistico, e soggetto attivo, che prende parte al processo creativo nel momento in cui si realizza. Per queste ragioni, l’apporto del gruppo NOEO che funge da facilitatore del processo, si pone come condizione essenziale. Innescando, gestendo e direzionando la fitta rete di interazioni, l’obiettivo è stato quello di assicurare uno scambio fruttuoso a tutte le componenti in gioco. Grazie all’approccio utilizzato, di tipo scientifico-interpretativo, si è tentato di ricostruire la geografia emozionale del territorio, esaminando ‘la cultura locale’ cristallizzata in due realtà associative del quartiere: il Centro Anziani di via Pergola e il Circolo Bocciofilo Valli di Roma – non in termini riduttivi, ma esemplificativi. Senza questi strumenti metodologici, sarebbe risultato difficile restituire una lettura approfondita della percezione comune, i cui confini indefiniti si formano spesso sulla base di una interpretazione soggettiva e talvolta parziale. Inoltre, l’aver condotto un tipo di operazione analitica ha permesso di rafforzare l’attitudine auto-riflessiva dei singoli attori in merito al proprio operato e ha così svolto un’azione di controllo/contenimento sul raggiungimento degli obiettivi prefissati a livello globale.

Ad ogni modo, sebbene scaturita da esigenze progettuali le cui finalità miravano all’attivazione di processi positivi sul territorio, questa impostazione tendeva ad appesantire la condizione degli artisti: attribuendo esplicitamente una responsabilità sociale all’arte, che la permea intrinsecamente, a livello ideale, ma non sul piano del reale/del fattivo, si rischiava di imporre una condizione di concretezza e di conferire uno status diverso all’intervento artistico. Per lo stesso motivo, la forte propensione ad agire dall’interno di un modello così fortemente strutturato e che introduceva linguaggi e modi di produzione attinenti a discipline diverse rispetto a quelli tipici della produzione artistica rischiava di inibire la spontaneità dell’atto artistico libero da condizionamenti “interni”.

WALLS in questo senso ha agito mediando con le diverse parti, ha cercato di tutelare ‘l’integrità’ della presenza artistica da un’eccessiva compressione, partendo dall’assunto che l’intervento artistico nel suo manifestarsi deve mantenere una sua autonomia, seppur emergendo da un contesto specifico e dialogando con esso. L’azione di WALLS è intervenuta inoltre nella difficoltà di garantire una gestione aperta e orizzontale della pianificazione del progetto, in virtù della natura composita della struttura e della varietà di approcci artistici, assicurandone al tempo stesso la coesione in un’azione unitaria e coerente. Alla fine di questa esperienza, l’impressione che permane è che il variegato scenario umano da un lato e dall’altro dell’azione, sia dalla parte di chi ha proposto questo esperimento, sia dalla parte di chi l’ha accolto, abbia in ultima analisi effettivamente raggiunto una dimensione di scambio reciproco e di espressione corale.

In linea con le intenzioni più profonde del progetto, relative alla (ri)costruzione di legami dei singoli con altri singoli (o gruppi) normalmente distanti e separati, la volontà è stata quella di lasciare che il dialogo e la conseguente narrazione accadesse rispettando i propri tempi e modalità di espressione. Per questo, il progetto TRAME è stato un progetto diverso dagli altri, un progetto diluito nel tempo, costretto a rallentare la frenesia produttiva che spesso s’impone, in conformità con la lentezza che contraddistingue l’anima del quartiere.
Possiamo considerarlo come un’insolita parentesi poetica. Poetica, perché sfiora le tonalità dell’animo nascoste, quasi impercettibili, difficili da cogliere con la sola intenzione comunicativa. Una manifestazione improvvisa, quasi inaspettata, che trasuda dal magma inconscio e, quasi con stupore, si affaccia nel regno del reale.

Così, mentre alcuni frammenti di storie e ricordi prendevano vita, si coloravano e si definivano emergendo da un grezzo blocco monolitico, le assenze e i vuoti si riempivano e le distanze si accorciavano.

Francesca Lacroce, Segreteria di Produzione, WALLS

 

Elementi di Bocciofilìa

Elementi di Bociiofilìa Foto Valerio Muscella

Il gioco delle bocce è uno sport nel quale gli attrezzi sono delle sfere rigide in materiale metallico o sintetico, dette bocce, ed una sfera dal diametro inferiore, detto pallino. Il gioco delle bocce è diffuso in tutti e 5 i continenti, in un totale di oltre 110 nazioni.

“Ndo sò finito stavolta?” mi è capitato spesso di pensarlo nella mia vita, assieme al resto delle domande che cadono l’una sull’altra a effetto domino subito dopo la prima: “che ce sto a fà qua? N’è mejo pensà alla salute? E questi mò chi sò?”. Nel momento in cui partono queste domande che mettono in discussione l’esperienza dell’adesso-qui, in genere capisco di stare sulla strada giusta. E spesso la strada giusta è quella del baretto, ma stavolta no, è quella del Bocciofilo di San Basilio.

I giocatori di una squadra lanciano a turno la propria boccia, alternandosi con i giocatori della squadra avversaria.

Il primo giorno carbonara, il secondo spaghetti alle vongole, il terzo fettuccine funghi e prosciutto. È un attimo capire perché sono tornato il quarto giorno. Tra un pasto e l’altro, poi, storie, tresette, vino contadino, racconti, birrette, televisione e sigarette; e un andirivieni di figli, nipoti, cognati, amici, sorelle, ex, compagne, risate, ricordi e politica. Perfetto.

L’accosto è un lancio di precisione che ha come obiettivo far arrivare la propria boccia il più vicino possibile al boccino. I giocatori che si specializzano in questo tipo di lanci vengono detti “puntatori”, o “accostatori”.

Come in ogni casa che si rispetti, c’è sempre chi si dedica alla prima accoglienza dell’ospite, che si preoccupa per il suo benestare e che introduce alle pratiche quotidiane del posto mostrandone i luoghi: un corridoio iniziale con due panchine sempre calde, un baretto dove farsi caffè e ammazzacaffè, la sala accanto per le carte, una sala grande dove ci si riunisce per mangiare e guardare la televisione, ancora qualche tavolo all’aperto per l’accuso e in fine due campi da bocce.

La bocciata è un lancio che viene effettuato con più forza ed ha come finalità quella di colpire una o più bocce avversarie con l’intenzione di allontanarle dal boccino. I giocatori che si specializzano in questo tipo di lanci vengono detti “bocciatori”.

Ho impiegato poco tempo per ambientarmi e questo dovrebbe farmi riflettere, lo so, perché sentirsi a proprio agio nel bocciofilo di San Basilio è una sensazione piuttosto discutibile, per lo meno se non sei di San Basilio. Qualche giorno fa sono entrato e nessuno mi ha detto niente, solo un paio di cenni di saluto e Stefano che mi dice: “Vabbè, mo basta, mò se voi da beve te alzi e te pii er bicchiere. Mo sei de casa mica vorrai esse servito!”. Giusto.

L’obiettivo del gioco è quello di avvicinarsi il più possibile con il maggior numero di bocce al pallino.

La disponibilità alla relazione che sto trovando in Stefano e Gino, l’apertura al confronto der Cipolla e di Marco, i racconti di Vincenzo e di Franco e l’ospitalità di tutti gli altri, sono tutti elementi che mi rendono testimone della vita di una piccola comunità nella comunità, sotto poco più di 3 metri di tetto, in una borgata che attira su di sé una valanga di stereotipi sospesi nel manicheismo urbano che contrappone la comunità autentica e pura da un lato ed emarginazione, microcriminalità e degrado dall’altro.

Ora che le regole sono chiare, comincia la partita.

 

Valerio Muscella, Fotografo

Il progetto TRAME | Premesse ed obiettivi

PREMESSE:
Il progetto TRAME – Trasmissioni di Memoria, nasce dalla volontà di non generalizzare, dall’idea che una città, un quartiere, un condominio, non siano entità omogenee racchiudibili in una definizione univoca. TRAME nasce dalla constatazione che una città non è fatta di edifici, strade, parchi, piazze e qualche albero, ma da flussi densi e dinamici che si intrecciano, si influenzano reciprocamente, si scontrano creando una complessità unica ed irripetibile, fatta di vite quotidiane e storie personali. Il territorio (e specialmente i suoi spazi pubblici) non è solo la cornice entro la quale questi elementi si muovono ed interagiscono, ma è parte integrante di questi flussi, che lo modificano e vengono modificati da esso.

Quando il contrasto tra i due sistemi è forte, quando le vite non si identificano con gli spazi in cui sono inserite, nasce il disagio, l’estraneità e l’alienazione. TRAME è un esperimento che tenta di cogliere una piccola parte di questo conflitto e proponendo di superarlo dialetticamente, mettendo insieme i due elementi dell’equazione in una dimensione narrativa, emotiva e personale. In particolare il progetto si confronta con chi questa relazione con gli spazi urbani del proprio quartiere la mantiene da molto tempo: gli anziani. Il territorio in questione è una di quelle porzioni di città considerate “difficili”, San Basilio, periferia storica ad est della Capitale, dalla travagliata storia di marginalità ed isolamento.

COS’È TRAME:
TRAME – Trasmissioni di Memoria è quindi sostanzialmente un dialogo. Un dialogo insolito, ibrido, complesso, in cui gli interlocutori sono molti e parlano lingue diverse, vengono da luoghi, a volte, molto lontani, non si conoscono e si rivelano vicendevolmente esperienze molto personali. Il fulcro attorno al quale si snoda il percorso progettuale è il rapporto tra anziani – memoria – territorio e le storie, i ricordi e le emozioni che questi elementi raccontano interagendo tra loro. Il secondo elemento della narrazione sono gli artisti, quattro nel caso particolare, che operano un percorso lungo di conoscenza, ascolto, interazione e restituzione agli anziani, al territorio ed al pubblico degli elementi raccolti nel proprio viaggio esplorativo in questo quartiere, guidati da chi, per ragioni anagrafiche, sociali e affettive conosce questo luogo meglio di chiunque altro. Il cardine tra questi due mondi potenzialmente distanti è il gruppo di psicologi NOEO, che mette in atto un lavoro continuativo e scientifico di stimolo, ricezione, interpretazione e restituzione degli elementi significativi generati dal processo di scambio, diventando di volta in volta traduttori, moderatori, testimoni ed elementi della narrazione.

L’altro importante attore dello scambio è il territorio stesso: sarà proprio San Basilio ad essere investito del ruolo di divulgatore del progetto. I suoi spazi pubblici ospiteranno le opere degli artisti, proprio nei luoghi che queste opere raccontano e che, quindi, hanno influenzato le vite di cui le opere stesse parlano. Questo percorso genererà, da una parte, un processo identificativo tra il territorio ed i propri abitanti, che vedranno se stessi nelle strade, sui muri e nelle piazze del proprio quartiere, dall’altra, un meccanismo più universale ed empatico di riconoscimento nelle emozioni e nelle vite così rappresentate.

Nell’ultima fase della narrazione, gli anziani, dopo aver partecipato attivamente a tutto il processo creativo, avendone appresi gli strumenti, i metodi, i concetti che lo sostengono alla base, incarneranno il ruolo di guide e disvelatori di questa complessa struttura che sta alla base della realizzazione delle opere. Nessuno meglio di loro, protagonisti, oggetto di indagine e soggetto attivo nella creazione, saprà esporre e condividere con il pubblico ciò che sta dietro le opere. Dunque, nella fase conclusiva del progetto gli anziani stessi diventeranno le guide alle proprie opere lasciate sul territorio, in un ultimo momento di socializzazione e apprendimento, arricchiti negli strumenti di comunicazione, nel bagaglio di linguaggi, nella comprensione del mondo contemporaneo ed inevitabilmente più aperti alla diversità ed alla condivisione. Il percorso è, quindi, ciclico: parte dagli anziani con le loro storie, che vengono trasformate in arte e restituite agli stessi ed al territorio tutto. Gli anziani sono gli oggetti dell’indagine degli psicologi e degli artisti, ma, nell’interazione tra loro e con gli elementi estranei al proprio quotidiano, diventano soggetti attivi nella conoscenza e nella creazione, arrivando ad essere, alla fine, narratori.

OBIETTIVI:
TRAME – Trasmissioni di Memoria ha come obiettivo principale, quindi, quello di creare relazioni insolite e far incontrare mondi apparentemente distanti, perché siano uniti nel dialogo, nella memoria condivisa e nelle emozioni profonde. Questa operazione avviene fondamentalmente attraverso tre azioni:

  • scardinare le abitudini quotidiane di gruppi di anziani piuttosto arroccati nel proprio territorio e poco comunicativi per farli confrontare con degli artisti e degli psicologi;
  • mettere un gruppo di artisti a confronto con una realtà difficile da indagare, a parlare del proprio lavoro con persone molto diverse dal fruitore usuale d’arte contemporanea;
  • porre un gruppo di psicologi clinici come elemento di cardine tra un artista e le proprie fonti di ispirazione, come facilitatore e traduttore

Il secondo obiettivo fondamentale del progetto è la creazione di un’altra relazione marginalizzata: quella identificativa ed affettiva tra i cittadini e gli spazi pubblici del proprio territorio, attraverso un’operazione culturale. Il terzo obiettivo è la promozione di un’anzianità attiva, promuovere una spinta che nasce dalla curiosità verso il mondo in trasformazione e che inevitabilmente si sente sempre più distante da sé, attraverso la consapevolezza di essere portatori di un grande bagaglio di esperienze ed emozioni universali che dovrebbero essere condivise e possono diventare arte, trasformazioni urbane, esempi negativi o positivi, fonti di ispirazione e cambiamento. Il quarto obiettivo è il confronto interno e l’emersione dialettica delle diversità. In una società così chiusa, come quella degli anziani di San Basilio l’introduzione di elementi di diversità è importante, ma anche, e soprattutto, il riconoscimento delle diversità interne e l’accoglimento di queste come elemento di arricchimento reciproco e non come una minaccia allo stato delle cose.

Il progetto TRAME – Trasmissioni di Memoria è un momento di tessitura di relazioni, di storie che si intrecciano e tra loro trasformandosi reciprocamente, il tutto attraverso gli strumenti dell’arte, del racconto, dello scambio di emozioni, che ha come obiettivo ultimo l’identificarsi empaticamente ed attivamente con gli altri e con la città, consapevoli della ricchezza delle proprie differenze.

Simone Gargano, Project Manager, WALLS

Proviamo a costruire nuove Trame

Trame_Trasmissioni di Memoria Ph. Riccardo Rabacchi

Trama = Struttura di un tessuto, intreccio.

Il termine Trame può riferirsi all’industria tessile quanto a quella televisiva e della narrazione, si parla di trame in botanica, utili per classificare, in istologia e perfino nella terminologia sportiva e politica, dove si spezzano “le trame degli avversari”.  In comune rimane la natura stessa della trama, che implica la presenza dell’altro; non esiste trama se non ci sono almeno due elementi.

Nasce su questo presupposto la volontà di chiamare questo nuovo progetto TRAME_Trasmissioni di Memoria, prodotto da CEMEA del Mezzogiorno ONLUS e curato dall’Associazione Culturale WALLS. L’obiettivo è creare nuove trame in un territorio complesso, San Basilio, nella periferia nord-est di Roma, dove quelle preesistenti sono vincolate dalle condizioni di abbandono e produttività criminale del quartiere. L’ordito di questa trama sono gli abitanti di San Basilio, nello specifico il target d’elezione sono gli anziani del quartiere, e il filo trama è la loro memoria, la storia personale e collettiva di ognuno di loro che permetterà, in un dialogo costante con l’arte, di creare nuovi tessuti.

In questo intreccio complesso gli attori insieme agli anziani sono gli artisti – Rub Kandy, BR1, Giulio Bonasera e Valerio Muscella – e il team di psicologi clinici NOEO, accompagnati da WALLS in questo viaggio sperimentale, dove l’anziano è al centro dello sviluppo dell’Invecchiamento Attivo, e il giovane è destinatario e futuro uso fruitore delle nuove trame.

Non sappiamo se sarà una trama larga o stretta, se il tessuto resisterà o sarà impermeabile, ma cercheremo di raccontarvi e creare nuove Trame.